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giovedì 12 aprile 2018

Suoni della contemporaneità italiana: la composizione per trio sax-piano-percussioni

Si può certamente affermare che la nascita del Trio Accanto nel 1992 abbia costituito una tappa essenziale delle composizioni contemporanee per sassofono, pianoforte e percussioni: nella grande marea di musica da camera di fine secolo, questa combinazione strumentale era stranamente trascurata. Montavano alcune considerazioni fondamentali su come dovesse essere effettuata: si poneva un confronto con il jazz e l'improvvisazione libera, settori della musica in cui il trinomio era stato già affrontato, un confronto non basato sul gradimento ma sul ruolo da attribuire alla composizione e agli strumenti. Mettere in piedi un trio sax-piano-percussioni nelle condizioni stabilite dalle dinamiche jazzistiche od improvvisative, era cosa ben diversa, poiché differenti erano i profili formativi dei musicisti e i loro obiettivi. Nell'improvvisazione più o meno idiomatica, i pianisti ricorrevano a clusters, preparazioni ed investigazione degli interni del piano secondo un metodo di ricerca indotto dal momento performativo, influenzato dalla propria esperienza e da un rapporto tattile con strumento ed ambiente; i percussionisti si concentravano sulla batteria e sulle sue parti fisiche, separando nettamente le bacchette dai mallets e lasciando dunque che si formassero due tipologie di percussionisti; i sassofonisti più intransigenti (da Coltrane in poi) avevano gradatamente accolto nel loro modo di suonare le tecniche non convenzionali dei loro strumenti, e con una grande carica mistica le proponevano in dosi assai meno enfatizzate rispetto ai compositori contemporanei. Alla luce di queste considerazioni va da sè che il trio jazz o improvvisativo composto da sax, piano e percussioni, era un trio fortemente dinamico, mancante di una precostituita disciplina del comporre, con un'evidente scissione timbrica per il reparto delle percussioni.
Il trio classico sax-piano-percussioni, dunque, migliora certe caratteristiche e propone un raccordo acritico grazie ad una partitura di relazione: si amplificano i percorsi integerrimi dell'esplorazione improvvisativa, soprattutto quelli rinvenibili dalle istanze dei sassofonisti, con una raccolta esaustiva di studi convergenti all'accoglimento di una materia che è giovane, espandibile ed offre poche chances alla tonalità, mettendo enfasi sulle capacità d'approccio dei musicisti; eccellenti sassofonisti e pianisti devono essere in grado di rispettare/interpretare partiture costantemente votate alla ricerca di particolari relazioni tra sonorità estese (eleganti o dure che siano), mentre i percussionisti condividono nella timbrica una visione variabile del parco percussivo ed una funzione di punteggiatura della scrittura che l'improvvisazione non coltivava (la batteria viene integrata nel più ampio crogiolo di percussioni che attribuiscono un peso non minore a marimba e vibrafono). Questa specialità del condurre tale tipologia di trio musicale è anche il frutto del cambiamento del rapporto tra compositore ed esecutore, dove quest'ultimo continua ad avere sempre più peso per via delle sue conoscenze e capacità, sebbene lasci ancora oggi controverso il problema del controllo della composizione*.
Quanto alla storia, c'è da rimarcare che nel 1989 Alvin Lucier provò per primo a rimescolare le carte con un'operazione che collegava un processo compositivo (la registrazione su supporto di un'ambiente esterno) con uno improvvisativo (il trio Braxton-Rosenboom-Winant si impegnava a simulare la registrazione con una graduale iterazione), ma gli era estraneo lo scopo di creare una stabilizzazione del trinomio sassofoni-piano-percussioni (Carbon copies era la composizione). Invece, nelle sfaccettature della creazione contemporanea, l'interesse di Marcus Weiss e Yukiko Sugawara (i fondatori del Trio Accanto assieme a Christian Dierstein) era rivolto ad un preciso piano di relazioni tra gli strumenti, espressioni di una mano dispensatrice di significati: Vertical Time Study II di Toshio Hosokawa nel 1993, è la prima composizione importante di questo corso, in ossequio a quella teoria del giapponese che vede gli strumenti come dispensatori del carattere degli uomini e della natura: attacchi, risonanze e profondità degli spazi sonori sono espressione di un discorso a due livelli, umano e musicale. Immediatamente dopo Hosokawa, molti autori furono interessati a formare ed ampliare il repertorio, e la composizione per sax-piano-percussioni compì plurimi progressi nell'ambito di dinamiche e rapporti timbrici caratterizzati, spesso incrociando la propensione di alcuni compositori all'utilizzo del live electronics (il caso più eclatante, decisamente anticonvenzionale rispetto alla media compositiva, lo fornisce Peter Ablinger quando realizza negli studi di Friburgo il suo Lauterung des Eisens, un pezzo magnifico che, attraverso un consolidamento degli eventi musicali, tende a creare uno spettro sonoro unico). 
Il Trio Accanto ha dunque costituito una fondamentale novità e stimolo soprattutto per l'attività dei sassofonisti, facendo da apristrada ad altre, specifiche formazioni, formatesi soprattutto in Spagna (il trio De Magia di Ricard Capellino e il Tamgram trio) e in Francia (lo Standardmodell di Joshua Hyde), ricalcando così la particolarità dei rapporti strumentali e lo sgancio necessario dei musicisti da ensembles più numerosi (l'Ensemble Nikel, il Klangforum Wien o l'Ensemble Oggimusica ne sono un esempio). 

I compositori italiani intervenuti recentemente sulla materia non fanno certamente una brutta figura. Uno dei primi pezzi suonati da Weiss e soci (Dierstein, e attualmente il pianista Nicholas Hodge, che ha sostituito Sugawara) è stato il Rigirio di Stefano Gervasoni, che si trova in una dimenticata raccolta del 2003 pubblicata da Assai, da considerare come un valido ed iniziale riferimento (in essa si trovano, oltre al pezzo di Gervasoni e al Vertical Time Study II di Hosokawa, anche il De Magia di Mauricio Sotelo e l'Adagio dialettico di Brice Pauset); in quel pezzo Gervasoni sviluppa con ripetizioni e trasposizioni alcuni accordi dell'intervallo di quinta, evidenziando un multifonico specifico del sax baritono, quasi un fischio che contrasta con un piano sodomizzato e con vibrafono e marimba che lavorano sulla risonanza e la punteggiatura. Rigirio, poesia ispiratrice di Franco Fortini, evidenzia lo stile di Gervasoni, diviso tra narrazione e insoddisfazione, occhi chiusi e realtà che si sovrappongono in una composizione quasi aliena.
Aureliano Cattaneo, compositore italiano trasferitosi in Spagna stabilmente, nel 2010 ha confezionato Trio V per il trio De Magia, lavorando su un paesaggio sonoro più complicato e turbolento, con clusters di piano, tonfi, scivolamenti metallici ed estensioni microtonali per il sax; sono tre movimenti indirizzati a differenti tecniche d'approccio: la velocità (solo sax soprano e pianoforte), il respiro (solo sax baritono e pelli) e la risonanza (trio ricomposto), targets che nel complesso lo rendono parecchio enigmatico e mesmerico, quasi uno studio sulle possibili formazioni di immagini neurali provocate dai contrasti e dalle antitesi delle relazioni delle tecniche estese utilizzate.
Un lascito decisamente affascinante sembra essere quello di Simone Movio nell'Incanto III, diciotto minuti straordinari, da vivere come uno stato di alterazione del pensiero e dell'immagine, con un piano che si muove nella partitura allo stesso modo di come un gatto si muoverebbe su un tetto, tra pause di comprensione e tensioni improvvise, con il sax tenore che lancia continuamente segnali acustici di valenza semantica e le percussioni che compattano meravigliosamente. Emerge in tutta sostanza quella capacità di tessere associazioni di pensiero attraverso il suono, producendo ulteriori sviluppi a quella affermazione dell'autore che vede nei suoi Incanti "....a sort of dream-like sorcery: both innocent and under tension..."
Ispirata dall'arte di Giuseppe Penone e Mark Rothko, Here beyond this place di Giulia Lorusso si concentra sull'essenzialità degli elementi musicali e sulla particolarità dei gesti degli esecutori (il pezzo è stato scritto per i musicisti specifici del Nikel Ensemble in occasione del Tzilil Meudcan Festival di Tel Aviv): un percussionista che lavora con due superballs su due corde interne del telaio posteriore del pianoforte, un pianista piantato sulle articolazioni e risonanze, un sassofonista alto che corrisponde in mezzo ad una combinazione prescelta di multifonici. Ho raggiunto email la compositrice, che con grande cortesia mi ha spiegato benissimo i suoi intendimenti tramite un testo, di cui riporto i passi fondamentali: "....Il punto di partenza del brano è una vibrazione che si origina nel pianoforte (un tremolo d’ottava re0 - re1) e che nasce e muore in maniera quasi periodica. Attorno a questa vibrazione, inizialmente quasi impercettibile, intervengono progressivamente delle piccole interferenze “raccolte” dal sassofono in interventi isolati che si fondono nella risonanza del pianoforte. 
Questa prima situazione viene interrotta da due armonici sforzatissimi del pianoforte i quali rompono il processo di ripetizione periodica e “innescano” la sezione successiva, questa volta, da un punto di vista formale, fortemente direzionata. Qui il materiale sonoro acquista gradualmente spessore in un processo di graduale incremento energetico: il tremolo ottavante diventa cromatico e si trasforma gradualmente in rumore/rombo, per poi cambiare fisionomia e lasciar spazio alla testura brulicante creata da un’articolazione nel registro più grave del pianoforte suonato in tastiera. L’ultima sezione è un crescendo di solo pianoforte, su un’articolazione meccanica e percussiva, sempre nel registro più grave dello strumento: gli intervalli si trasformano gradulamente in intervalli consonanti di quinta e ottava sulla fondamentale re; dal rumore della risonanza cromatica della sezione precedente emerge la risonanza dello spettro di re0 in tutta la potenza di suono del pianoforte...." . 
Salvatore Sciarrino nel 2003, con Graffito sul mare, ha posto le basi anche per un prodromico repertorio compositivo fatto per il trio sax-piano-percussioni in un ambito concertante, così come Aureliano Cattaneo ha prodotto il suo contributo con Blut nel 2011, contrapponendo il Trio Accanto alla SWR di Baden Baden e Friburgo (composizioni che si spera raggiungano nel tempo un'interesse maggiore, propedeutico per una incisione). 
Quanto al live electronics, oltre a segnalarvi Hrabaliana, una composizione di Gianluca Ulivelli del 2007 di cui non ho nessuna evidenza sonora, si può segnalare l'interessante Radio jail, composta da Maurilio Cacciatore nell'ambito dell'esperienza del progetto Thiva Km. 102, un workshop terapeutico organizzato in Grecia a favore delle prigioniere chiuse in carcere: cinque minuti che utilizzano manipolazioni delle voci delle carcerate e un pathos aggressivo e contestatore rimesso nelle mani dell'esecuzione dell'ARTèfacts Ensemble con Guido De Flavis al sassofono.
E' utile ribadire di come la parte sassofonistica sia, almeno allo stato attuale, la responsabile principale delle convergenze con gli altri due strumenti: i sassofonisti stanno diventando i trascinatori di parecchie situazioni nuove della composizione contemporanea, compiute attorno alla famiglia dei sassofoni. Oltre a quella del trio di cui si parla, acquista sempre più credito il duo per sassofonisti, il quartetto di sassofonisti (che Weiss sta coprendo con il progetto Xasax), nonchè le aggregazioni plurinumeriche di sassofoni con registro diverso, con o senza presenza di elettronica live. Anche in questi segmenti mi sento di affermare che l'attività di un italiano è particolarmente incisiva: mi riferisco al compositore Giorgio Netti, che assieme a Weiss, si pone come un interlocutore fondamentale delle tecniche di estensione ai sassofoni, per l'opera di raccolta minuziosa di un patrimonio che oggi è a disposizione di tutti i musicisti grazie a saggi, libri ed esemplificazioni complete, offerte sulla rete (vedi qui).
Resta da sottolineare che l'attività del Trio Accanto potrà misurarsi prestissimo su un nuovo pezzo di un compositore italiano, ossia quello profuso da Marco Momi, dal titolo Vuoi che perduti; tanto sarà oggetto delle novità dell'anno del trio, assieme a quelle illustri di Haas e Christian Wolff.

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Nota:
* Dopo Cage e molta parte della composizione indotta all'improvvisazione, recentemente sono alcune frange della scrittura contemporanea che sembrano voler annullare la funzione di controllo della composizione e lasciare un'incosciente libertà di esecuzione all'interprete: è quanto succede con i fautori della saturazione, che ponendosi nell'ottica degli eccessi di suono e dei movimenti conseguenti dell'esecutore, non riescono più a dar credito al senso voluto della partitura.



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